I passi della tradizione siniscolese
"I Sardi hanno diversi tipi di balli, ma il vero ballo nazionale è
quello detto del ballo tondo. Sembra a prima vista semplicissimo, ma offre
molte difficoltà a chi non lo ha appreso fin dall’infanzia. Le difficoltà
consistono non solo nel modo di fare il passo, ma anche in quello di eseguire
i diversi tremolii e movimenti del corpo e certe scosse delle braccia e
delle mani in cadenza dall’alto in basso": Alberto La Marmora, "Voyage
en Sardaigne" 1839.
I tremolii e le scosse cadenzate del corpo e delle braccia, a cui si
riferisce il La Marmora, sono comuni alla maggior parte dei balli della
Sardegna, ma si manifestano maggiormente nell’interpretazione de "Su
Baroniesu": così indicato perché di pertinenza esclusiva
della regione delle Baronie; conserva la sua spettacolarità qualunque
sia l’accompagnamento strumentale o vocale, è noto anche col nome
di "Ballu Brincatu", probabilmente perché tra le sue caratteristiche
rientra quella di mettere in evidenza l’estro dei migliori ballerini. All’interno
della semplicità coreografica de "Su Ballu Tundu", tali movimenti
richiamano ai riti di purificazione a sfondo religioso-pagàno delle
culture più antiche.

"Su Passu Anticu", invece è quel passo che per le sue
caratteristiche di semplicità, raggiunge la sua massima espressione
quando è accompagnato dall’armonica a bocca, ma soprattutto dal
canto dei tenores. È sicuramente il passo che ha subito meno trasformazioni
nel corso dei secoli, e come indica il nome stesso, è probabilmente
il più antico di tutti.
"Su Ballittu Siniscolesu" è invece quel tipo di passo
che, nell’ambito del nostro paese, ha gradualmente occupato il posto d’onore,
fino a qualche tempo fa occupato da "Su Ballu Anticu". È difficile
stabilire le cause di tale cambiamento, possiamo solo dire che "Su Ballittu"
si presenta più gioioso e privo di remore rispetto a "S’anticu",
che si presenta più serioso, quasi legato ad antichi riti arcaici.
"Su Ballu a trese", ovvero il ballo dei tre inchini,
è un passo molto antico, tipico esclusivamente di Siniscola. Si
differenzia, per interpretazione e natura, da tutti gli altri passi. Sia
per la sua espressione cadenzata, sia per la presenza all’interno del passo
di tre inchini, inseriti a comando. Esso si presenta molto serioso e poco
spettacolare, quasi fosse parte di un antico rituale, di cui però
non conosciamo l’origine.
"Sa Danza" è un ballo festoso che, a Siniscola, si eseguiva
solo in particolari momenti di allegria all’interno della comunità.
La sua interpretazione però, mette in risalto una forte contraddizione:
da una parte l’antichità del passo stesso, il cui nome originario
era "Su Dillu"(deriva da "dillezu" che significa zimbello, irrisione,
scherno), e dall’altra il modo stesso d’interpretarlo. Il fatto che le
coppie dei danzatori si tengano per mano a ballo aperto, dando vita ad
una frenetica danza, conferma una serie di alterazioni che, nel corso dei
secoli, hanno portato prima ad un mutamento nel significato interpretativo,
ed in seguito alla modifica del nome stesso di questo passo.

L'accompagnamento
L’accompagnamento musicale dei passi e delle danze Siniscolesi, a memoria
d’uomo, ha sempre privilegiato questi elementi fondamentali:
· Il Canto a Tenores.
· L’organetto diatonico.
· L’armonica a bocca.
· La chitarra.
Soffermiamoci sull’origine del "canto a tenores": sono state
formulate diverse ipotesi, ma la più affascinante asserisce che
esso nasce dall'imitazione dei suoni della natura e dell'ambiente agro-pastorale;
Questa polifonia d’origine antichissima è concentrata soprattutto
nella regione centrale dell'Isola, in particolare tra Barbagia e Baronia.
Le quattro voci hanno funzioni diverse e complementari. "Sa oche" solista,
che canta il testo guidando le altre e dirigendo le modulazioni diatoniche,
esegue variazioni ritmiche e melodiche, "sa mesu oche", acuta, crea le
ornamentazioni e le fioriture che
contraddistinguono ciascun paese; "sa contra" e "su bassu", coppia
di voci gutturali, generano lo spettro armonico del tenores.
La struttura dell’organetto diatonico è realizzata sullo
stesso principio della fisarmonica. Fu creato per la prima volta in Austria,
dal viennese Damian, nel 1829. Nel 1863 fu costruito ed introdotto in Italia,
grazie al commendator Paolo Soprani di Castelfidardo.
Fece la sua comparsa in Sardegna alla fine del 1800. Da subito si rivelò
particolarmente adatto nell’accompagnamento delle danze sarde e, nell’isola,
divenne popolarissimo in poco tempo.
In principio fu utilizzato per sostituire le tre voci del canto a tenores,
ed accompagnare la voce solista;
in seguito riuscì a ritagliarsi uno spazio tutto suo nel contesto
della musica popolare sarda, arrivando a sostituire in pieno le "Launeddas",
(di difficile costruzione e delicate nella conservazione), diventandone
lo strumento principe.

L’armonica a bocca è stata ideata nel 1821 dal tedesco
Buchmann. L’ultimo degli strumenti acquisiti, arriva in Sardegna tra la
fine del 1800, ed i primi del 1900.
E’ ad ancia libera o ad estensione variabile; va dal tipo semplice
per la scala diatonica, fino ai tipi più complessi,
capaci di produrre fino a 128 suoni diversi.
Al flusso d’aria del mantice è sostituito il fiato del suonatore.
Le note si ottengono aspirando ed inspirando l’aria, attraverso le varie
sezioni del piccolo strumento, che il suonatore muove da destra a sinistra
e viceversa tra le proprie labbra.
La chitarra, invece, introdotta dagli Arabi in Spagna e successivamente
nell’Isola, diventò subito uno strumento di carattere popolare,
adoperato soprattutto per accompagnare la voce umana. Nella parte settentrionale
della Sardegna, ha trovato maggiore diffusione nell’accompagnamento dei
balli. Fino agli anni quaranta (1900), era diffusa in Sardegna la chitarra
normale, ma dal secondo dopoguerra si è universalmente imposto l’uso
della chitarra "folk", caratterizzata da una cassa di risonanza di grandi
dimensioni.
Altri strumenti od elementi d’accompagnamento, come "su zirulittu o
pipiolu", oppure "sa trunfa", pur facenti parte della cultura etnica Siniscolese,
non hanno trovato molto spazio nell’accompagnamento dei balli Siniscolesi.
Altri invece, come le "launeddas", nonostante siano innumerevoli le prove
della loro diffusione in tutta l’isola, non hanno lasciato nessuna traccia
nella storia delle tradizioni Siniscolesi.
Per approfondire gli argomenti sopra citati, e conoscere meglio questi
ultimi elementi, vi rimandiamo alla consultazione della ricerca sulle
"Tradizioni
etno musicali della Sardegna".
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